La Commissione europea mobilita 21,5 milioni di euro dalla riserva della Politica agricola comune (PAC) per sostenere gli agricoltori di Bulgaria, Estonia e Ungheria colpiti da eventi climatici estremi durante la stagione 2025. Il via libera degli Stati membri apre ora alla formale adozione della misura, che consentirà ai tre Paesi di erogare gli aiuti entro il 30 settembre 2026, con la possibilità di integrarli fino al 200% con fondi nazionali.

L’intervento arriva dopo un anno segnato da condizioni meteorologiche avverse in gran parte dell’Europa orientale. In Bulgaria, ondate di calore e siccità tra giugno e agosto hanno ridotto drasticamente la produzione di mais e girasole. In Estonia, gelate primaverili seguite da una stagione fredda e instabile hanno danneggiato cereali, colza, patate e ortaggi. In Ungheria, invece, caldo estremo e carenza idrica hanno colpito colture come mais, sorgo e meloni.

Le autorità nazionali saranno responsabili della distribuzione dei fondi e dovranno dimostrare che il sostegno raggiunga effettivamente gli agricoltori più colpiti. Bruxelles chiede inoltre garanzie per evitare distorsioni della concorrenza e sovracompensazioni, imponendo criteri trasparenti nell’assegnazione degli aiuti e una rendicontazione dettagliata sull’impatto delle misure.

La misura si inserisce nel quadro della Politica agricola comune 2023-2027, che prevede una riserva annuale da 450 milioni di euro per far fronte a crisi di mercato o eventi eccezionali. Ma il crescente ricorso a questi strumenti evidenzia una tendenza strutturale: gli shock climatici stanno diventando la nuova normalità per il settore agricolo europeo.

“Quando siccità e gelo distruggono i raccolti, non soffrono solo i campi ma anche il futuro delle comunità agricole”, ha dichiarato il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen. Bruxelles punta ora a rafforzare gli strumenti di gestione del rischio e le assicurazioni agricole, nel tentativo di rendere il settore più resiliente a eventi estremi sempre più frequenti.

Dietro l’intervento emergenziale, si intravede quindi una linea politica più ampia: accompagnare la transizione climatica dell’agricoltura europea senza lasciare scoperti i territori più vulnerabili.

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